La mia teoria. 4- Condizionamenti e trauma

 Un “Uomo Ferito”, appartenente ad un manoscritto che risale al tardo quindicesimo secolo. Le annotazioni sono in tedesco. Bayerische Staatsbibliothek Cgm 597 — Source (CC BY-NC-SA 4.0).

Come abbiamo anticipato nella scorsa sezione, gli eventi a cui siamo esposti – specialmente da piccoli, ma non solo – sono determinanti nell’orientare lo sviluppo della nostra personalità.

Per lo stesso fatto di essere vivi e situati in un determinato contesto storico, saremo necessariamente condizionati  in qualche modo da quello che ci succede in famiglia, a scuola, con gli amici, etc [24, 25].

Per esempio, un genitore che si comporta in modo appropriato dal punto dell’attaccamento (vedi scorsa sezione), ci insegnerà che, se ne abbiamo bisogno, possiamo chiedere aiuto.

Da grandi non avremo problemi ad esprimere la paura, e a chiedere aiuto quando necessario.

Un genitore poco “validante” dal punto di vista dell’attaccamento, e che può essere o 1. “freddo” o 2. “inconsistente” ci insegnerà invece che l’attaccamento è un bisogno o da 1) nascondere e minimizzare 2) enfatizzare e esprimere con rabbia [18, 32].

Sono, rispettivamente, i famosi stili di attaccamento “evitante” ed “ansioso” di cui spesso si sente parlare!

Ma la storia non finisce qua. Infatti, non esistono solo i condizionamenti  “semplici” come sono gli esempi citati di cui sopra, ma anche quelli traumatici.

Per esempio, esistono genitori/caregiver che non solo sono validanti o non-validanti quando si parla di attaccamento, ma che vengono fortemente disorganizzati dall’espressione di certe emozioni, come la paura o il bisogno [19, 33].

Per esempio, un genitore potrebbe essere terrorizzato dal bisogno di rassicurazione del proprio figlio e immobilizzarsi, oppure attaccare a sua volta umiliando il piccolo/la piccola [33].

Queste dinamiche molto probabilmente ingenereranno nell’individuo un trauma.

Particolare della Cacciata dei Progenitori dall’Eden, Masaccio, 1424-1425.

Ossia, l’alternarsi di fasi di censura totale della richiesta di aiuto a fasi di espressione incontrollata dello stesso. Oppure a momenti in cui la richiesta di aiuto e la fuga/distacco sono agiti nello stesso momento! [33].

Nella fattispecie, i traumi sono “ferite” neurali determinate da eventi emotivamente soverchianti – eventi la cui carica emotiva è al di là della capacità dell’individuo di sopportazione e re-azione [19, 26].

Se scendiamo nel nucleo emozionale delle memorie associate a questi eventi, speso troviamo terrore, perchè, quando sono accaduti, essi hanno minacciato l’integrità psicofisica della persona [26, 27].

Una caratteristica fondamentale della psiche attraversata da queste ferite è che diventa dissociata, cioè separata, non comunicante [19].

Nelle sequele del trauma, diverse parti nella nostra mente non comunicano tra di loro e con la nostra coscienza.

Il trauma, in altre parole, è un “muro” neurobiologico.

Il carattere dissociato di queste memorie ne determina il carattere intrusivo [28]. Non potendo comunicare liberalmente con la coscienza perché “isolate”, ognuna di queste parti a “turno” potrà “farsi sentire” solo erompendo violentemente, in qualche senso uscendo da degli argini troppo stretti [19, 28].

Potrà “esondare” attraverso svariati sintomi: pensieri intrusivi, incubi, sintomi psicosomatici, disregolazione emotiva, etc. [29].

Inoltre, la persona vivrà in uno stato di allerta più o meno costante, e comincerà acercare di controllare l’intrusione delle proprie parti dissociate per poter condurre una vita apparentemente normale.

Il controllo, se a volte assicura un funzionamento apparentenemente normale, spesso non fa altro che mantenere queste parti …ancora più lontane dalla coscienza o dalle loro controparti.

Quando lo psicologo si accorge che il paziente non è stato solo condizionato, ma traumatizzato, un particolare occhio di riguardo sarà tenuto per riuscire a far “comunicare” tra di loro queste parti/subpersonalità dissociate, gestendone l’esondazone. Queste parti spesso sono divise da dei veri e propri muri psichici che richiedono particolare dedizione, pazienza e amorevolezza.

In ogni caso, sia che si parli di condizionamenti semplici o traumatici, lo scopo dello psicologo è sempre quello di offrire delle esperienze emozionali correttive perchè il paziente possa fare esperienza incarnata di un nuovo modo di essere.

Eppure, la storia che abbiamo raccontato fino a qua parla solo di “un pezzo”; infatti, l’esperienza umana non può essere descritta solo le categorie oggettive della scienza, ma deve anche abbracciare i simboli e la mitologia per essere spiegata nella sua completezza. Di questo, parliamo nell’ultima sezione dedicata alla teoria.

Bibliografia

[18] Main, M. (1979). The ‘ultimate’ causation of some infant attachment phenomena: Further answers, further phenomena, further questions. Behavioral and Brain Sciences, 2, 640–643. p.643.

[19] Zagaria, A., Baggio, T., Rodella, L., & Leto, K. (2024). Toward a definition of Attachment Trauma: integrating attachment and trauma studies. European Journal of Trauma & Dissociation, 100416.

[24] Rogers, C. R. (1959).  A theory of therapy, personality, and interpersonal relationships as developed in the client-centered framework. In  S. Koch (Ed.), Psychology: A study of a science (Vol. 3, pp.  184–256). McGraw-Hill.

[25] Assor, A. (2018).  Parental conditional regard. In  M. H. Bornstein (Ed.),  The Sage encyclopedia of lifespan human development (pp.  2–8). Sage.

[26] Dalenberg, C. J., Straus, E., & Carlson, E. B. (2017). Defining trauma. In APA handbook of trauma psychology: Foundations in knowledge, 1 pp. 15–33). American Psychological Association.

[27] American Psychiatric Association. (2022). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed.- Text Revision). American Psychiatric Publishing.

[28] Brewin, C. R., Gregory, J. D., Lipton, M., & Burgess, N. (2010). Intrusive images in psychological disorders: Characteristics, neural mechanisms, and treatment implications. Psychological Review, 117(1), 210. https://doi.org/10.1037/a0018113

[29] Van der Kolk, B. A., Roth, S., Pelcovitz, D., Sunday, S., & Spinazzola, J. (2005a). Disorders of extreme stress: The empirical foundation of a complex adaptation to trauma. Journal of Traumatic Stress: Official Publication of the International Society for Traumatic Stress Studies, 18(5), 389–399. https://doi.org/10.1002/jts.20047

[32] Main, M. (1990). Cross- cultural studies of attachment organization: Recent studies, changing methodologies, and the concept of conditional strategies. Human Development, 33, 48–61. https://doi.org/10.1159/000276502. p.57.

[33] Hesse, E., & Main, M. (2006). Frightened, threatening, and dissociative parental behavior. Development and Psychopathology, 18(2), 309–343. https://doi.org/ 10.1017/S0954579406060172